IL VACCINO NON È UN’OPINIONE – Da Galileo a Internet (in nome della scienza e per proteggere i più deboli)

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Un’avvertenza prima di iniziare: questo libro è un vaccino – contro la credulità. Mostrando i fatti, azzera il credito alle opinioni (in un campo in cui non hanno diritto di parola). Il suo autore lo fa mosso dalla speranza che i genitori, arrivati all’ultima pagina finalmente davvero informati (e non più “laureati” all’università di Google, o guidati dall’“istinto di mamma”), siano anche sereni nel compiere un gesto d’amore verso i figli e un atto di responsabilità sociale: vaccinare.

Come dico spesso, quando portate i bimbi dal medico per la vaccinazione il rischio maggiore lo corrono in auto nel tragitto da casa all’ambulatorio: se non avete paura dell’auto, è sciocco averne del vaccino, molto più innocuo. Che invece – a differenza del breve viaggio in automobile – protegge contro pericoli reali e gravissimi.

Nelle 168 pagine de Il vaccino non è un’opinione. Le vaccinazioni spiegate a chi proprio non le vuole capire (Roberto Burioni, Mondadori – 2016) vengono fornite le prove che i fatti sono fatti. Tautologia che se si parla di vaccini (tra dietrologia e complottismo, fattoidi, post-verità, bufale orchestrate e pericolose macchie d’olio che si allargano involontarie) rischia di non essere più tale. A dire il vero, di pagine ne basterebbero tre e poche righe, cioè l’ultimo capitolo (in sette punti), ma il lettore si perderebbe tutto il piacere, non di meno le emozioni, che trasformano l’informazione in stimolo al pensiero. Questo fa Roberto Burioni, medico cresciuto a Fermignano (a pochi chilometri da Urbino) e professore ordinario di microbiologia e virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano: grazie a un raccontare consapevole quanto godibile – perché chiaro, mai compiaciuto né supponente – riporta il tema vaccini nell’Età dei lumi. Suscita quello scatto d’orgoglio che spinge a scegliere la scienza, rigettando la schiavitù della paura (infondata e spesso pilotata, che però ha accompagnato l’affermarsi del vaccino fin dal suo esordio).

Si impara (con ovvie semplificazioni) come funziona il sistema immunitario, cos’è un virus, come agisce e di cosa ha bisogno; si scopre come sono nati i vaccini e si capisce immediatamente la forza salvavita dell’immunità di gregge (che rende il vaccino anche espressione di maturità civica, oltre che protezione individuale). Le tesi degli antivaccinisti sono confutate (meglio, di fronte alla logica e all’evidenza dei dati, delle ricerche, delle scoperte mediche… insomma, davanti ai fatti, si sgretolano): i vaccini sono sicuri, efficaci, utili, rinforzano il sistema immunitario e le nostre comunità. La vaccinazione non è figlia del complotto di Big Pharma (come vengono chiamate – tutte insieme – le multinazionali del farmaco), né è responsabile dell’autismo (studio completamente inventato dal ricercatore che lo sostenne) o altri gravi malattie, tutte legate al vaccino solo da un rapporto di contiguità:

in altre parole, è come se, viaggiando in auto, vedete un gatto nero e poi bucate una gomma. Potete pensare di avere forato per colpa del gatto, in realtà la colpa è di un chiodo sulla strada, che magari non avete neppure visto. Il vaccino è il gatto, che con i guai delle persone vaccinate non c’entra nulla.

La scienza ha dimostrato che è falso che i bambini non vaccinati si ammalino meno dei vaccinati, né che questi siano più predisposti alle allergie. Sono archiviate anche le questioni mercurio (in realtà un tempo nei vaccini c’era un conservante a base di etilmercurio, che somiglia al dannoso metilmercurio ma solo nel nome e comunque da quindici anni non c’è più) e alluminio (contenuto nei vaccini come è presente ovunque).

In fondo ci aveva già detto tutto Ippocrate, quando affermava che “l’esperienza è ingannevole e il giudizio difficile”. Certo è facile ingannarsi: ma il rigore della scienza ci aiuta a fare sì che accada il più raramente possibile.

Roberto Burioni (medico e padre) espone fatti – fino a pagina 141, dove aggiunge il proprio punto di vista, a margine ma non marginale:

I genitori che, credendo a delle bugie spudorate, decidono di non vaccinare i propri figli mettono in pericolo anche altri bambini, che io ritengo lo Stato debba difendere. Così come lo Stato rende obbligatorio essere sobri, quando si è alla guida di un’auto, per non mettere in pericolo se stessi e gli altri automobilisti, io penso che dovrebbe rendere obbligatorie le vaccinazioni, per difendere i figli di chi non vaccina e anche gli altri bambini meno fortunati.

Questo non è un fatto, ma è la mia opinione.

 

(Per #DuemilaLibri, Cara Milena dialoga con Vilberto Stocchi – rettore dell’Università Carlo Bo di Urbino – e con Roberto Burioni)

vaccinoIl vaccino non è un’opinione. Le vaccinazioni spiegate a chi proprio non le vuole capire, Roberto Burioni, Mondadori – 2016