LA TERRA SI MUOVE, A Pesaro non succede mai niente…

Intervista a Roberto Livi, a cura di caramilena.com in collaborazione con Micaela Vitri per TELE2000

Ci sono libri che ti fanno sentire a casa; ecco, quando sui muri di quella casa si aprono crepe che sono squarci, inizia il bello – il tragicomico, ironico, autoreferenziale, monadico bello della vita del protagonista de La terra si muove (Marcos y Marcos, 2017), solitario-insonne quarantenne che vive con la mamma, ha come “pensatore di riferimento” Fiorenzo, custode della chiesa della Pieve Vecchia, e per lavoro gestisce da informatico la contabilità sommersa delle aziende.

L’impresa più ardua della sua vita è trovare dei vestiti da mettersi per sembrare quello che è (uno normale, dice) e convincere la madre ottantenne – vedova ma comunque perennemente arrabbiata con il marito – a trasferirsi in città: Pesaro. Lei odia Pesaro, con tutti quei bamblòni, e nemmeno lui a ben vedere la ama:

Di questa città non mi piace niente. Ogni volta che vedo un turista che scatta una foto penso: Ma cosa sta facendo? Eppure questa è una città che ha avuto una certa importanza nel Rinascimento, e come tutte le città dovrebbe avere almeno un qualcosa, magari qualcosa nascosto, ma comunque qualcosa che ti faccia innamorare.

 

Se proprio devo dirne una, direi che l’unica cosa buona che ho trovato qui fino a questo momento è che qui non succede mai niente.

 

Sarebbe bastato nascere quindici chilometri più a nord, in Romagna, e sarebbe stato tutto diverso. Negli anni Sessanta i bambini romagnoli, istruiti dai genitori, andavano incontro ai turisti in arrivo alla stazione con dei mazzolini di fiori di campo. Qui a Pesaro i bambini si arrampicavano sugli alberi della stazione per centrare i turisti con la fionda.

Proprio sconfinando in Romagna, una sera il nostro protagonista incontra una donna, bellissima, che diventa la sua nuova droga… brutta bestia la bellezza. “Già Bernardino Baldi nel 1585”, ce lo racconta Fiorenzo, “diceva che c’erano degli etiopi che erano soliti scegliere i capi tribù in base alla bellezza. Sembra addirittura che organizzassero delle votazioni. Poi sembra siano stati sterminati da delle tribù confinanti che sceglievano i loro capi tirando a sorte”.

Roberto Livi – esordiente pesarese classe ’67 – ha un pregio non così comune, si sente che scrive divertendosi ma non pensa solo a sé: la colloquialità che rende tanto gustosa la lettura è misurata e a misura di lettore. Ah, il finale, val bene 192 pagine.

 

LaterrasimuoveRoberto Livi, La terra si muove
Marcos y Marcos, 2017